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Ritorno alle Dolomiti

Nei miei anni di ciclistapercaso ho scalato innumerevoli passi alpini ma non ho mai affrontato dal versante veneto il passo Fedaia, uno dei più impegnativi valichi dolomitici ambìto da tanti appassionati di ciclismo. Ricordo di averlo percorso in discesa nel 2002 e di aver toccato i 73 km/h percorrendo il lungo rettilineo in direzione di Malga Ciapela e mi son chiesto più di una volta se mai un giorno sarei riuscito a farlo nel senso contrario...

27 Giugno 2009:
E' sabato (il 27 di giugno per la precisione) e “non sto più nella pelle” per affrontare per la prima volta in vita mia il Fedaia dal versante Veneto.

Il cielo è nuvoloso, è piovuto tutta notte, la temperatura sfiora i 15 gradi: inizio l’ascesa per il valico che in 15,5 km di dura salita mi porterà ai piedi della Marmolada, a quota 2057 m.
I primi 2 km non sono per niente difficili, danno modo di ammirare tutto quello che mi circonda: le  baite in legno, davanzali addobbati da bellisimi geranei, simpatici dipinti sui muri delle case che mi fanno compagnia fino al paesino di Rocca Pretore. Pedalando sempre in salita su pendenze del ancora  accettabili 6-8%, arrivo in località Plan dove inizia la parte più pittoresca dell’ascesa: i serrai di Sottoguda.

Qui la strada si fa strettissima, circondata da ripide pareti ricoperte di muschio e levigate da spettacolari cascate; poche centinaia di metri e la salita comincia a farsi sentire: la sua percentuale aumenta in modo progressivo fino a sfiorare il 15% per poi assestarsi nuovamente intorno al 7% all’uscita della gola ,in prossimità di Malga Ciapela,dove la strada si ricongiunge nuovamente a quella principale.  Un ripido tornante mi immette sul terribile rettilineo dei 3 interminabili km : la velocità non supera i 7/8 km/h, l’altitudine registrata sul mio Polar 720I aumenta metro dopo metro, per quasi 20 interminabili minuti fino alla Capanna Bill dove finalmente  alcuni tornanti (sempre con pendenze superiori al 10%),  mi aiutano a riprendere fiato.

Mancano ancora 2 km alla vetta: nonostante i tornanti la salita è sempre dura, le pendenze si assestano sull’11% fino a poche centinaia di metri dalla cima dove finalmente la strada spiana e mi consente di godere la conquista del nuovo versante del Passo Fedaia.

Non c’è tempo per fare la foto (tanto ce l’ho gia!): infilo la mantellina e mi lancio nella discesa verso Canazei. Da questa parte il cielo è meno nuvoloso, ma deve essere piovuto di recente perché la strada è ancora bagnata. Con molta prudenza tornante dopo tornante scendo a valle, attraverso l’abitato di Penia  e arrivo a  Canazei, dove imbocco la strada per il Pordoi.  A pochi km dalla cima, il cielo si fa nuovamente minaccioso: cominciano a cadere le prime fredde gocce d’acqua, continuo a pedalare fino ad arrivare al valico. Sta piovendo a dirotto: mi rifugio insieme ad altri ciclisti nella stazione della Funivia e con loro aspetto alcuni minuti sperando che il maltempo si attenui. E’ solo un’illusione, perché la pioggia continua a cadere, a volte mista a neve. Decido di scendere lo stesso:  sotto una pioggia battente raggiungo Arabba, Livinallongo e arrivo finalmente (infreddolito e bagnato fradicio) a Caprile.

Il secondo giorno è dedicato ai Passi Giau / Falzarego: la giornata è bellissima, l’aria frizzante. La salita viene affrontata dal versante di  Selva di Cadore, passando dal simpatico Colle di Santa Lucia. La strada inizialmente regala panoramici scorci sul lago di Alleghe e sul Monte Civetta, poi stupendi scenari dolomitici  si aprono e si susseguono di continuo con forme e profili diversi, lungo i 10 km di questa bellissima salita, con un dislivello di 898 metri circa ed una pendenza media superiore al 9% che non da un attimo di respiro.
Negli ultimi 3 km compare finalmente in tutta la sua bellezza la singolare sagoma del Monte Nuvolau, che posso ammirare in tutta la sua maestosità una volta arrivato in cima al passo a quota 2.235m.

 

Lo spettacolare panorama è indescrivibile: la vista spazia a 360° su tutte le montagne circostanti: creste frastagliate, verdi praterie e profonde vallate sembrano togliermi il fiato  per alcuni minuti… poi rimonto in bici e comincio la lunga discesa in direzione di Cortina d’Ampezzo fino a Pocol, dove Imbocco la strada per il Falzarego (quota 2.117 m.) che raggiungo dopo altri 10 km di salita. Foto ricordo e di nuovo una lunghissima discesa verso Caprile.

PASSO GIAU : il Monte Nuvolau

E ’il terzo e ultimo giorno: sta per finire questo meraviglioso lungo week end dolomitico: rimane solo la mattinata per una veloce escursione alla Forcella Staulanza (quota 1.748).

Salita immersa nel verde e nel silenzio più assoluto senza traffico veicolare. Superato Selva di Cadore si pedala in una vallata respirando il solo profumo delle conifere, tra il suono dei campanacci delle mucche al pascolo...

E' l'ultima salita: domani le dolomiti saranno solo un ricordo!

 

 

 

 

 

L'ultima salita al Passo Staulanza
Serrai di Sottoguda
Bivio per il Falzarego
Sul Falzarego
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