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Insieme a Juergen e Alberto sono tornato ad affrontare una delle più belle salite del novarese: il Mottarone.
Luogo di iniziazione per generazioni di ciclisti, lo è stato anche per me, nel lontano 2001, quando mi accingevo ad intraprendere la mia avventura di cilista. Allora era il mese di settembre, i colori erano quelli dell'imminente autunno ma la giornata molto umida non regalava gli scorci panoramici di cui tanto avevo sentito parlare e già da allora mi ero promesso di tornarci.
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Desiderio esaurito proprio domenica 3 maggio 2009:
In programma il giro del Lago d'Orta e l'ascesa al Mottarone.
La giornata è bellissima, il cielo azzurro e terso si rispecchia nel lago che (causa le piogge dei giorni precedenti) supera ancora il livello di guardia.
Il nostro giro inizia sulla sponda occidentale, che percorriamo su una tranquilla strada provinciale atraversando le località di Cesara,Nonio e Omegna, dove scattiamo la foto di rito....
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Riprendiamo il viaggio in direzione di Armeno: la strada è tutta in salita ma non particolarmente impegnativa (pendenza media 5-7%).
Finalmente posso ammirare i bellissimi scorci panoramici sul lago (con la caratteristica Isola di San Giulio) e le montagne circostanti con la bianca rupe su cui sorge il Santuario della Madonna del Sasso.
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Entrati in Armeno seguiamo l’indicazione per il Mottarone: la strada si impenna subito brutalmente raggiungendo, nei pressi di Cheggino, pendenze del 16%.
Fa molto caldo, il Polar S720 segna 28°: i primi 4 km sono quelli più impegnativi (non me li ricordavo cosi!): la pendenza media è vicina al 10% ma in numerosi tratti arriva a lambire il 14 e il 16%. Alberto, reduce da una salita del giorno precedente è leggermente in crisi, e lo sarà fino alla cima....
Pochissimi i tornanti per riprendere fiato: la strada prosegue nel bosco disegnando curve e controcurve, regalando incantevoli vedute sulle cime delle montagne ancora innevate e sul lago sottostante che chilometro dopo chilometro si sta allontanando sempre di più.
La salita è veramente dura: per circa tre chilometri le pendenze si assestano intorno all'8% fino in prossimità del Santuario della Madonna di Luciago dove finalmente riusciamo a prendere
fiato.
Da qui in avanti, pendenze più accettabili ci aiutano a recuperare le energie indispensabili per affrontare l'ultimo tratto della salita completamente esposto al sole: ormai la cima è vicina, solo pochi chilometri ci separano dalla vetta: un ultimo sforzo per superare gli ultimi tornanti ed eccoci finalmente arrivati a quota 1.455 sul mitico Mottarone.
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Nonostante la giornata primaverile, la cima è ancora parzialmente innevata, in alcuni tratti la neve supera i 2 metri. Pochi i ciclisti presenti, numerosi invece i motociclisti che, come noi, approfittano della bellisma giornata per scattare alcune foto ricordo.
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31 Maggio 2009 : salita ai PIANI dell'AVARO BG (1670 m.)
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Sfogliando l’interessante libro di Alberto Ferraris (Passi e Valli in Bicicletta) Ediciclo Editore, mi è saltata all’occhio una salita situata a pochi Km da San Pellegrino terme.
Si tratta del Monte Avaro ed è raggiungibile da Olmo al Brembo, punto di partenza anche per il valico di di San Marco (purtroppo ancora chiuso per neve).
L’altitudine 1700 m. e la lunghezza della salita (16 km ) mi invogliano a conquistarlo insieme a Francesco, nell’ultima fredda domenica di Maggio.
Lasciata l’auto a San Pellegrino, inforchiamo immediatamente le nostre bici e ci dirigiamo verso Lenna. A differenza del giorno precedente, oggi fa freddo(16°): indossiamo i manicotti e cominciamo il nostro viaggio di avvicinamento a Olmo al Brembo percorrendo la bellissima pista ciclabile della Val Brembana ( http://www.sport.vallebrembana.org/pistaciclabile.html) che dalle porte di San Pellegrino, ci conduce fino a Piazza Brembana . Proseguiamo costeggiando il fiume Brembo fino a Olmo al Brembo e raggiunto al centro del paese il bivio per Averara, Santa Brigida, Cusio., giriamo a sinistra.
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Comincia qui la salita al Monte Avaro: i primi 2,5 Km con pendenza poco rilevante ci conducono ad Averara :subito dopo la chiesa parrocchiale la strada comicia a salire con pendenze più accentuate ma con provvidenziali tornanti che aiutano a riprendere fiato: In prossimità dell’abitato di Santa Brigida, nonostante il cielo nuvoloso, si cominciano a veder i primi scorci panoramici sui monti circostanti e a pochi chilometri di distanza,
le case di Cusio,ultimo paese che attraverseremo prima di inziare il tratto finale (più impegnativo)
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che ci condurrà ai Piani dell’Avaro.
E’ infatti alla fine del piccolo paese che la strada si impenna bruscamente: un’interminabile tratto di oltre 1500 metri (pendenza media 12%) ci introduce in un fitto bosco di conifere dove la strada si inerpica sulle pendici di una montagna selvaggia. Mi guardo attorno: sulla mia sinistra il Pizzo dei Tre Signori , ancora parzialmente innevato, si mostra in tutta la sua maestosità, sui bordi della strada quintali di legna accatastata che aspetta di essere portata a valle, sopra di me…..molto sopra di me… nuovamente la strada. Non mi perdo d’animo, continuo a pedalare guardando di tanto in tanto anche a valle, cercando di scoprire a che punto è Francesco, mio compagno d’avventura.
Gli ultimi chilometri sono i piu spettacolari, i tornanti (costruiti su “terrazzi artificiali”) si affacciano a strapiombo sull’intera vallata, e danno l’idea di quanto tortuosa e ripida sia la salita e… pericolosa la discesa. Un ultimo tornante ed eccomi su, ai Piani dellAvaro: temperatura 10°.
Il cielo è nuvoloso ma non minaccia pioggia: in attesa di Francesco scatto qualche foto e al suo arrivo ci rifocilliamo nel vicino rifugio, al calore di una vecchia stufa a legna , prima di intraprendere la lunga discesa verso valle.
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